Astrologia Vedica (Jyotish)
L'occhio dei Veda, l'astrologia siderale indiana antica
I Segni
Storia e Origini
L'astrologia vedica — Jyotisha, «la scienza della luce» — è autenticamente antica, ma è al tempo stesso due tradizioni in una, e l'onestà impone di distinguerle. Lo strato più antico è del tutto indiano: i nakshatras, le ventisette dimore lunari che la Luna attraversa, sono già nominati nei Veda, e la Vedanga Jyotisha, attribuita al saggio Lagadha e radicata in una tradizione che risale forse al 700–500 a.C., è uno dei più antichi testi astronomici del subcontinente.
Ma quello strato più antico è astronomia e calendario, non oroscopi. La Vedanga Jyotisha si occupa di conciliare l'anno lunare con quello solare e di fissare i tempi corretti per il sacrificio vedico — leggere il cielo per tenere il calendario rituale, non tracciare temi natali. Per quel nucleo indigeno — i nakshatras, il computo lunare — la Jyotisha è autenticamente antica quanto qualsiasi altro sistema qui presente.
Lo zodiaco del tema natale, tuttavia, venne da fuori. I dodici rashi — Mesha, Vrishabha, Mithuna e gli altri — sono gli stessi dodici segni dello zodiaco occidentale, ed entrarono in India dall'astrologia greca ellenistica nei primi secoli d.C. Il testo cardine lo dice persino nel suo nome: lo Yavanajataka, «i detti dei Greci», reso in sanscrito intorno al 150 d.C. e versificato da Sphujidhvaja nel 269–270 d.C. Gli studiosi indiani tradussero direttamente i segni greci e vi costruirono sopra l'oroscopia (jataka).
Nulla di tutto ciò rende la Jyotisha meno straordinaria — semmai, di più. L'India prese un'importazione greca (a sua volta discesa da Babilonia), la fuse con i propri antichi nakshatras ed elaborò qualcosa che i Greci non ebbero mai: i dashas, i periodi planetari; gli yogas; e uno zodiaco siderale fissato alle stelle reali anziché all'equinozio mobile. Il quadro onesto è una vera sintesi — un'antica astronomia indigena unita a uno zodiaco adottato, e resa inconfondibilmente indiana.