Zodiaco Khmer
Dodici animali nella tradizione dell'Impero Khmer
I Segni
Storia e Origini
Nelle antiche iscrizioni cambogiane gli anni sono spesso dati come cronogrammi, in cui delle parole stanno per dei numeri — «occhi» per due, «frecce» per cinque — o come numeri scritti in lettere (Eade, da Cœdès). L’anno khmer porta il nome di uno dei dodici animali e un numero da uno a dieci in pali, da Ekasak a Samrethisak; poiché i nomi sono dodici e i numeri dieci, lo stesso nome e lo stesso numero tornano insieme solo dopo sessant’anni (Faraut; Leclère). Faraut, che scrive nel 1910, dice che i dodici nomi servivano ormai solo in astrologia e per fissare la data di un documento, e che l’era usata per l’astronomia, per gli atti ufficiali e per quelli privati era il Chulasakarat.
I nomi degli anni non sono le parole khmer per gli animali. George Cœdès mostrò che la maggior parte di essi era imparentata con i nomi degli animali in muong, una lingua vicina al vietnamita; Michel Ferlus ha poi mostrato che tutti e dodici, insieme alla parola «anno», sono prestiti dal vietnamita antico. Gli antichi vietnamiti avevano tradotto il ciclo cinese con parole loro; i khmer presero quel ciclo vietnamita senza tradurlo, attraverso gli scambi fra l’antico Vietnam e l’antica Cambogia, e i siamesi lo presero poi dai khmer. Dieci dei tredici termini si trovano nelle iscrizioni khmer, la parola «anno» già nel VI e VII secolo (Ferlus). I cambogiani prendono il secondo anno, čhlóv, per il bue, ma secondo lo studio di Cœdès la parola indica il bufalo nelle lingue muong da cui è stata presa; e il quinto è per loro il nāga (nâk), considerato un serpente (Porée-Maspero).
L’animale cambia al Moha Songkran, il momento in cui il Sole entra nel primo segno. Per il 2026 il Ministero dei Culti e della Religione lo ha annunciato per martedì 14 aprile alle 10:48 del mattino, inizio dell’anno del Cavallo, ottavo della decina; mercoledì 15 aprile è stato Vonabot e giovedì 16 aprile Leung Sak, tre giorni in tutto. Faraut descriveva già un Capodanno di tre o quattro giorni: il giorno dell’entrata, i giorni di mezzo e Langsak, che lo chiude. Le fonti non concordano tutte: Bizot scrive che l’anno nuovo che cambia il nome e il numero comincia il primo giorno di Chet (marzo/aprile). Per le fonti thai, Eade nota che alcuni, fra cui Cœdès, sostengono che l’animale cambiasse il primo di Caitra e il numero dell’anno al Capodanno lunare; lui non conosce prove certe di questo nelle testimonianze antiche, mentre un’iscrizione del 1777 di Suratthani dà buone prove del contrario.
Ogni anno il calendario ufficiale annuncia la divinità che scende a Capodanno. Nel calendario del 1908, tradotto da Léon, figlio di Faraut, un figlio degli dèi vestito di rosso, con fiori di melograno alle orecchie, una ruota chiodata nella mano destra e una conchiglia nella sinistra, cavalca un garuḍa e guida centomila koṭi di dèi intorno al monte Meru; lo stesso calendario predice un raccolto di riso medio, con il popolo che avrà tanta pena quanta gioia, il riso dei campi che renderà tre decimi mentre gli altri sette andranno perduti, molte malattie della pelle, grandi venti e tempeste. Nel calendario del 1910 citato da Leclère, la divinità, vestita di nero e in groppa a un maiale, prende da una grotta di cristallo sul monte Kailāsa la santa testa di Kapila Mahā Brahma e la porta intorno al monte Meru. Non è ogni anno la stessa divinità, scrive Leclère, ma ognuna, quando torna, ha sempre lo stesso colore, le stesse armi, lo stesso cibo, lo stesso fiore e la stessa cavalcatura. La direttiva del 2026 nomina ancora la divinità dell’anno nuovo.
Per quanto ne sapeva Porée-Maspero non esiste un’opera khmer sul ciclo dei dodici anni nel suo insieme: ciò che se ne sa è sparso nei trattati degli ācār, i maestri di cerimonie, e nei testi raccolti dalla Commissione dei costumi della Cambogia (1962). I manuali di divinazione che Bizot vide fra i manoscritti salvati dalla Cambogia nel 1975 non sono mai datati, sono spesso illustrati, scritti per i maestri e quindi danno poche spiegazioni; alcune copie possono risalire al XVIII secolo, e il loro contenuto è in genere molto più antico (Bizot, 2013).
Fonte: J. C. Eade, The Calendrical Systems of Mainland South-East Asia (Leiden: Brill, 1995), §§3.2.1–3.2.3; F. G. Faraut, Astronomie cambodgienne (Phnom Penh, 1910), pp. 16–22, 61–63; Adhémard Leclère, Cambodge. Fêtes civiles et religieuses (Paris: Imprimerie nationale, 1916; Annales du Musée Guimet 42), pp. 73–80; Michel Ferlus, "Le cycle khmer des douze animaux: histoire d'un contact ancien entre Vietnam et Cambodge", Cahiers de linguistique – Asie orientale 39-1 (2010), pp. 3–19, pp. 3–12; Éveline Porée-Maspero, "Le cycle des douze animaux dans la vie des Cambodgiens", Bulletin de l'École française d'Extrême-Orient 50-2 (1962), pp. 311–365, pp. 311–313; François Bizot, "L'horoscope perdu des devins du Cambodge", Extrême-Orient Extrême-Occident 35 (2013), pp. 171–197, pp. 174, 176; Ministry of Cults and Religion, Kingdom of Cambodia, directive 03/26 (11 Mar 2026)